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Posta e risposta. Notizie ovunque, Travaglio pure

26 Luglio 2008 – 00:11

Caro Mastellarini,

Se parlasse di Marte probabilmente ci sarebbe il riferimento a Travaglio marziano. Se si parlasse del filamento numero 39 del DNA, probabilmente ci sarebbe un riferimento a Travaglio per chissà quale fantasioso motivo.

Se poi vogliamo confondere una linea difensiva giudiziaria (Lei, ovviamente, non ricorda che Berlusconi disse - tramite i suoi azzeccagarbugli - che il contratto con gli italiani era solo spettacolo e non un contratto vero e proprio), faccia pure.

Vorrei vedere Lei in tribunale: se il Suo avvocato Le dicesse “Dobbiamo difenderci dicendo che il blog non è informazione ma satira” Lei direbbe “NO!” e si farebbe condannare?
Come ben saprà, in Italia, nel processo civile è tutto valido. Dunque, la Sua condanna all’atteggiamento di Travaglio, ironica e guascona, è del tutto fuori luogo.

Provi a fare un giro presso le aule dei tribunali e provi ad ascoltare le difese degli avvocati in qualunque processo: scoprirà un mondo completamente nuovo di legali che negherebbero anche l’esistenza della propria madre per salvare il cliente. Nulla di illegale, perlatro.

Anche la Sua frase “Travaglio è, molto più semplicemente, uno che piglia per il culo” è priva di senso, buttata nel discorso come i cavoli a merenda.
Se un giovane giornalista emergente dicesse lo stesso di Lei, come reagirebbe?
Forse, a volte, un pizzico di umiltà in più non guasterebbe e aiuterebbe tutti a vivere meglio.

Gianbi

Caro Gianbi,

E’ più forte di me: se mi capita di vedere, subdorare, rintracciare, afferrare, addentare una notizia, io devo offrirla al pubblico. Mi scusi, ma non ce la faccio a resistere. E’ come dire al gatto di non mangiare il topo o al cane di non annusare l’osso. Le ripeto, le notizie sono la mia droga quotidiana e non so rinunciare. Siccome mi capitano addosso notizie a tutte le ore ho inventato questo blog perché i giornali ai quali collaboro non hanno spazio o magari si occupano di un target diverso.

Stavo leggendo la sentenza del processo Confalonieri/Travaglio, disponibile da mesi sul sito www.marcotravaglio.it. Non so perché era al contrario. L’ho stampata, rivoltata e sottolineata. Ho trovato quella che mi sembrava una notizia: “Travaglio condannato, si difende “Faccio satira”. E questo ho pubblicato, senza entrare nel merito sul giusto o sbagliato.

Questa notizia ha colpito nel segno e molti giornalisti (ivi compreso “Il Giornale”) se ne sono interessati.

Ognuno è libero di difendersi come vuole, ci mancherebbe. Ma non se la prenda se qualcun’altro fa notare la linea adottata.

Di Travaglio non ne parlo mai a sproposito. E’ che Facci lo definiva “buffone” in alcuni pezzi sul Riformista e Il Giornale e la stessa parola è stata resa famosa da Ricca con Berlusconi. Anche questa una notizia, vede? Mi cascano addosso.

Io non mi permetterei mai di dare del buffone a qualcuno. Non è nel mio stile, lo ripeto. Noblesse oblige. Come non mi azzarderei ad attaccare l’ex direttore del Corriere della Sera, Piero Ostellino, fatto a pezzi da Travaglio oggi sull’espresso. Ma la libertà di parola va garantita a tutti, ci mancherebbe. Quindi se Travaglio può occuparsi di Ostellino perché io non dovrei occuparmi di Travaglio? E, le assicuro, non mi scandalizzerei se Pinco Pallo si occupasse di me anche in maniera sarcastica, purché educata e rispettosa dell’interlocutore. E qualcuno, almeno nei miei confronti, non ha dimostrato di conoscere queste regole fondamentali.

Buonanotte

Gabriele Mastellarini

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  1. 3 commenti presenti

  2. Mastellarini, due appunti: 1) la sentenza la poteva pure stampare al dritto in quanto il pdf offre un’utile funzione di rotazione della pagina in senso orario, per cui con due click se la sarebbe ritrovata nel giusto senso (se l’ha stampata solo per averla al dritto avrebbe potuto risparmiare un po’ di carta, ma immagino che l’abbia fatto perché leggere diverse pagine dallo schermo del computer può risultare fastidioso); 2) Nell’articolo Travaglio fa su Ostellino la stessa, a mio parere, inutile supposizione che anche lei, Mastellarini, faceva nei confronti di MT, ovvero che Ostellino non legge nemmeno il giornale su cui scrive… non so se si sia distratto, ma mi sarei aspettato almeno una battuta da parte sua su questa affermazione dal momento che per la vicenda Tosi lei gli aveva rimproverato proprio questo.

    Scritto da Daniele il 26 Lug 2008

  3. A rigà, come avrebbe detto il trapassato Funari, ma pensate proprio che lo sfottò di Travaglio possa intaccare la storia professionale, il pensiero e la superlatività di conoscenza di Ostellino? A rigà! Se Travaglio avesse cognizione della saggistica liberale, avesse viaggiato per capire il mondo e per “comunicarlo”, e quindi si fosse fatto un solido bagaglio di esperienza culturale ed umana e non una gavetta di “istruttorie”, allora potremmo discutere e raffrontare. A rigà, non è il caso…

    Scritto da Fabrizio il 26 Lug 2008

  4. che la rubruca di Travaglio sia “atipica” e infarcita di ironia e sarcasmo credo balzi subito all’occhio di tutti i lettori. La particolarità di Travaglio è proprio questa: descrivere fatti e situazioni in modo non pesante, ma leggero, in modo da tenere sempre alta l’attenzione e far scappare anche un sorriso (spesso amaro) a chi legge i propri articoli.
    Non vedo, dunque, come questo fatto possa diventare una notizia bomba, degna di una prima pagina di un giornale a tiratura nazionale.

    chieda a facci

    Scritto da scraccino il 26 Lug 2008

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    Una onirica visione notturna ed una serie di eventi altrettanto imponderabili suscitano all´improvviso parole, confessioni, battute che si intrecciano e confluiscono leggere e surreali in questa lettera-racconto indirizzata al protagonista indiscusso del "gossip" social-politico, Marco Travaglio. Marcus Tripalium, torturatore e dio della guerra, facondo paroliere, profeta spifferatore di ignobili malefatte, viene qui "sbattuto" su di un immaginario palcoscenico ad incarnare stampalati personaggi a lui affini. Forse solo un involontario pretesto per liberare alcune "note personali" finora rinchiuse in una sorta di turris eburnea. Per contrapporre il bisogno di poesia, musica e profondità ad una realtà, ormai "contraffatta", magistralmente descritta appunto dal giornalista, la quale sembra sempre più affossare il culto di Arte e Bellezza

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