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	<title>www.gabrielemastellarini.com - Il Blogiornale di Gabriele Mastellarini</title>
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	<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 22:35:24 +0000</pubDate>
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		<title>Di Pietro farà un nuovo giornale con Travaglio direttore</title>
		<link>http://www.gabrielemastellarini.com/articoli/di-pietro-fara-un-nuovo-settimanale-con-travaglio-direttore</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 22:32:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Antonio Di Pietro ha annunciato che si accinge a dare vita ad un quotidiano dell’Italia dei Valori. Concita De Gregorio ha assunto ufficialmente la direzione de “L’Unità” esordendo con un editoriale-fiume in cui ha brillato la precisazione decisamente illuminante che l’identità del giornale sarà data dalla sua capacità di “parlare” “con tutti noi” e “con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Antonio Di Pietro</strong> ha annunciato che si accinge a dare vita ad un quotidiano dell’Italia dei Valori. <strong>Concita De Gregorio </strong>ha assunto ufficialmente la direzione de “L’Unità” esordendo con un editoriale-fiume in cui ha brillato la precisazione decisamente illuminante che l’identità del giornale sarà data dalla sua capacità di “parlare” “con tutti noi” e “con tutti voi”. </p>
<p><strong>Furio Colombo </strong>e <strong>Antonio Padellaro </strong>hanno mal digerito l’avvento di Concita e hanno lasciato intendere che non continueranno a lungo a collaborare al giornale fondato da Antonio Gramsci. </p>
<p><strong>Marco Travaglio</strong> ha smentito la notizia data da “La Repubblica” secondo cui starebbe preparando un settimanale di inchieste a cui far collaborare Colombo, Padellaro e tutta la banda d’Affari giustizialista che fino all’altro ieri aveva fatto dell’antico organo del Pci, del Pds e dei Ds l’organo dei giustizialisti dipietristi italiani. </p>
<p>Bene, se come diceva Totò è la somma che fa il totale, il prodotto dell’addizione di tutte queste notizie è che <strong>Di Pietro farà il proprio giornale chiamando Travaglio a dirigerlo</strong>. Quest’ultimo, insieme con Padellaro e Colombo, rifarà “L’Unità” dipietrista con l’obbiettivo di svuotare il bacino di lettori de “l’Unità” degregoriana. Concita sarà costretta a parlare con i pochi “noi” e “voi ” che rimarranno. Soru e Veltroni se la prenderanno in saccoccia. Ed ancora una volta il povero <strong>Antonio Gramsci </strong>si rigirerà nella tomba per colpa dei soliti comunisti.</p>
<p><strong>(tratto da L&#8217;Opinione, segnalato da Paolo Martocchia)</strong></p>
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		<title>Anche D&#8217;Agostino (www.dagospia.com) punta Travaglio: &#8220;La Rai potrebbe non rinnovargli il contratto per Annozero&#8221;</title>
		<link>http://www.gabrielemastellarini.com/articoli/dagospia-punta-travaglio-annozero</link>
		<comments>http://www.gabrielemastellarini.com/articoli/dagospia-punta-travaglio-annozero#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 17:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Noto con piacere che anche i lettori di Dagospia.com, il sito gossip di Roberto D&#8217;Agostino (nella foto), apprezzano questo blog e ne riportano alcuni passaggi importanti, relativi a Marco Travaglio.
Qui sotto c&#8217;è una lettera pubblicata oggi da dagospia.com e firmata da Virginia che ricalca quanto ho scritto nei giorni scorsi (leggi i vari post). Poi una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/d_agostino.jpg" ><img class="alignnone size-medium wp-image-895" title="d_agostino" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/d_agostino-199x300.jpg" alt="" width="130" height="200" /></a></p>
<p>Noto con piacere che anche i lettori di <a href="http://www.dagospia.com" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.dagospia.com');"><strong>Dagospia.com</strong></a>, il sito gossip di <strong>Roberto D&#8217;Agostino <em>(nella foto)</em></strong>, apprezzano questo blog e ne riportano alcuni passaggi importanti, relativi a <strong>Marco Travaglio</strong>.</p>
<p>Qui sotto c&#8217;è una lettera pubblicata oggi da dagospia.com e firmata da Virginia che ricalca quanto ho scritto nei giorni scorsi (leggi i vari post). Poi una &#8220;chicca&#8221;, by Dago, eccola: <strong>&#8220;Circolano strane voci a viale Mazzini: il rinnovo del contratto di Marco Travaglio per “AnnoZero” di Santoro sarebbe in pericolo…&#8221;</strong></p>
<p>Adorabile Dago,</p>
<p>la popstar dell&#8217;informazione, <strong>Marco Travaglio</strong>, ormai non vende più informazione ma vende se stesso: l&#8217;abile imprenditore Grillo lo ha capito (ma forse prima di tutti lo ha capito Fazio di Chiarelettere) e con la solita scusa della libera informazione ha offerto a Travaglio uno spazio nel sul blog affinché il Grande Censurato potesse dire tutto quel che non può scrivere nelle sue tante tante rubriche.</p>
<p>Com&#8217;era prevedibile Travaglio da Grillo dice né più, né meno di quel che dice nelle sue rubriche, ma siccome è sul blog di Grillo acquista un particolare sapore di verità assoluta e quindi da qualche giorno i consumatori di libera informazione hanno la possibilità di acquistare il DVD con gli interventi di Travaglio così da poterselo riascoltare come un brano di Madonna (e i dividendi crescono).</p>
<p>A quando la vendita di magliette con la foto di Travaglio, cosicché i suoi fans possano sempre portare addosso la solidarietà all&#8217;imbavagliato? C&#8217;è però una cosa che non capisco: da un lato il Grande Censurato lamenta la mancanza di spazi su cui scrivere, dall&#8217;altro rompe le balle minacciando di andar via dall&#8217;Unità se il giornale non dovesse piacergli e questo nonostante le rassicurazioni della De Gregorio.</p>
<p>Dobbiamo, quindi, dedurne che l&#8217;insulso settimanale A, di cui Travaglio è collaboratore, che un giorno si e l&#8217;altro pure è impegnato nella beatificazione dell&#8217;insulsa moglie di Berlusconi, gli piaccia molto!<br />
<strong>Virginia</strong></p>
<p><strong><em>Leggi i miei articoli sull&#8217;argomento</em></strong></p>
<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/editoriali/travaglio-business" >http://www.gabrielemastellarini.com/editoriali/travaglio-business</a></p>
<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/lettere/marco-travaglio" >http://www.gabrielemastellarini.com/lettere/marco-travaglio</a></p>
<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/editoriali/travaglini-in-trincea" >http://www.gabrielemastellarini.com/editoriali/travaglini-in-trincea</a></p>
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		<title>LUCA TELESE SHOW (BIS). &#8220;Lo Sdi e&#8217; sull&#8217;orlo della bancarotta&#8221;, &#8220;Fasanella, a Panorama, ha rivisto la luce con Belpietro&#8221;, &#8220;Al Giornale non faro&#8217; carriera, ma non e&#8217; un handicap&#8221;, &#8220;Facci dipendente Mediaset&#8230;ma e&#8217; un uomo libero&#8221;, &#8220;Un paio di Pulitzer per Mastellarini&#8221;</title>
		<link>http://www.gabrielemastellarini.com/articoli/luca-telese-show</link>
		<comments>http://www.gabrielemastellarini.com/articoli/luca-telese-show#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 13:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
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Ancora Luca Telese, conduttore di &#8220;Tetris&#8221; su La7 (nella foto) e firma sinistrorsa del &#8220;Giornale&#8221; berlusconiano va a ruota libera, su politica, giornali e giornalisti, con rivelazioni scottanti.
Vedo che facciamo addirittura “notizia”: niente di male, vuol dire che siete la creme. Ottimo, purché si citino le fonti, no?
Se avessi un giornale mio, adesso, commissionerei una inchiesta sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/10057.jpg" ><img class="alignnone size-medium wp-image-893" title="10057" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/10057-300x225.jpg" alt="" width="150" height="115" /></a></p>
<p>Ancora <strong>Luca Telese, </strong>conduttore di &#8220;Tetris&#8221; su La7 <em>(nella foto) </em>e firma sinistrorsa del &#8220;Giornale&#8221; berlusconiano va a ruota libera, su politica, giornali e giornalisti, con rivelazioni scottanti.</p>
<p>Vedo che facciamo addirittura “notizia”: niente di male, vuol dire che siete la creme. Ottimo, purché si citino le fonti, no?</p>
<p>Se avessi un giornale mio, adesso, commissionerei una inchiesta sulla diaspora dei piccoli e sui suoi effetti. Sono a rischio chiusura serio Rifondazione, Pdci (che pure aveva una amministrazione oculatissima!), I Verdi&#8230;lo Sdi è sull&#8217;orlo della bancarotta.</p>
<p>Nel Pd le primarie si fanno solo quando si sa come vanno a finire. Questa cosa non aiuta molto.</p>
<p>Vi illustro il paradosso di <strong>Giovanni </strong><strong>Fasanella</strong> (grande esperto degli anni di piombo) che nel Panorama di <strong>Calabrese</strong> non poteva scrivere di anni di piombo perchè era in disgrazia. Ha continuato a esercitare la libertà in un sito (lastorianascosta). Era la via più semplice? No. Però lo ha fatto e dopo due anni è arrivato un nuovo direttore – <strong>Belpietro</strong> – e Fasanella ha rivisto la luce.</p>
<p><strong>Marco Travaglio</strong> è stato costretto per lungo tempo, su La Repubblica, a scrivere solo di sport. Poteva evitarlo? No. Doveva licenziarsi? Direi proprio di no. Il fatto importante è che abbia continuato ad essere un opinionista libero. La libertà di stampa, di questi tempi, è una condizione soggettiva. Ha regole di ingaggio soggettive, produce e induce scelte soggettive.</p>
<p>Se resto a Il Giornale, devo mettere in conto (ovviamente) che molto probabilmente non farò carriera dirigente. Per me non è una tragedia: un giornalista di sinistra può scrivere su Il Giornale, ma non può dirigerlo. Basta saperlo.</p>
<p>Io non sto a Il Giornale come un rifugiato. Non considero Il Giornale come un handicap della mia carriera, ma come un valore aggiunto.</p>
<p>Vi faccio un esempio a voi molto lontano: <strong>Facci. Filippo</strong>, di cui non condivido nulla su Tangentopoli, ha fatto una campagna per le dimissioni della <strong>Carfagna</strong>. E’ dipendente di Mediaset ed editorialista de Il Giornale. Pensate che per lui non abbia avuto un prezzo? Su Il Giornale ha difeso i temi della laicità. Questo significa che me lo sposerei? No. Significa che si può dissentire da lui, ma che è un uomo libero. Come moltissimi che lavorano a destra.</p>
<p><strong>Ahò, con quello che c&#8217;è qui, Mastellarini ci prende un paio di Pulitzer, eh, eh&#8230;</strong></p>
<p><em>(Dichiarazioni di Luca Telese tratte dal Forum www.marcotravaglio.it, moderatore della dicussione, Roberto Morelli)</em></p>
<p>Leggi anche la prima puntata delle rivelazioni di Telese. <a href="http://www.gabrielemastellarini.com/articoli/luca-telese-volevo-entrare-allunita-per-lavorare-con-travaglio"title="Permanent Link: ESCLUSIVO. LE CONFESSIONI DI LUCA TELESE (Il Giornale e La7). “Volevo entrare all’Unità per lavorare con Travaglio”; “Marco pagato per non scrivere a Repubblica”; “Gli ho detto che non ricordavo la sua data di nascita e si è divertito molto”; “Io e lui insieme costituiamo un chiasmo”; “Demenziale l’articolo di D’Avanzo contro Trav”; Sul PD: “Non ho cambiato idea su Veltroni è lui che è cambiato”" rel="bookmark"  >ESCLUSIVO. LE CONFESSIONI DI LUCA TELESE (Il Giornale e La7). “Volevo entrare all’Unità per lavorare con Travaglio”; “Marco pagato per non scrivere a Repubblica”; “Gli ho detto che non ricordavo la sua data di nascita e si è divertito molto”; “Io e lui insieme costituiamo un chiasmo”; “Demenziale l’articolo di D’Avanzo contro Trav”; Sul PD: “Non ho cambiato idea su Veltroni è lui che è cambiato”</a></p>
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		<title>Farina jr in Germania. Considerazioni puntiformi dopo una settimana bavarese</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 12:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Farina</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
di Tommaso Farina
In Germania in autostrada non ci sono limiti di velocità.
In Germania, quando in autostrada brevi tratti sono soggetti a limite di velocità, il limite viene rispettato da tutti.
In Germania i limiti di velocità cittadini ed extraurbani sono scrupolosamente osservati da tutti, sicché non viene la minima voglia di premere il pedale, l&#8217;atmosfera che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/07/tommaso.jpg" ><img class="alignnone size-medium wp-image-375" title="tommaso" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/07/tommaso-300x199.jpg" alt="" width="150" height="99" /></a></p>
<p><strong>di Tommaso Farina</strong></p>
<p>In Germania in autostrada non ci sono limiti di velocità.</p>
<p>In Germania, quando in autostrada brevi tratti sono soggetti a limite di velocità, il limite viene rispettato da tutti.</p>
<p>In Germania i limiti di velocità cittadini ed extraurbani sono scrupolosamente osservati da tutti, sicché non viene la minima voglia di premere il pedale, l&#8217;atmosfera che ti circonda è tale da rilassarti alla guida, anziché innervosirti come da noi.</p>
<p>In Germania (o quantomeno, in Baviera) lungo i cigli di strade e autostrade non trovi cartacce e sigarette buttate dai finestrini.</p>
<p>In Germania il gasolio costa 1,361 euro al litro in autostrada. </p>
<p>In Germania non sei un cretino se ti fermi a fare la fila.</p>
<p>In Germania puoi andare al ristorante col cane, perché non esistono cani che non siano educatissimi, calmi e incapaci di infastidire gli altri clienti.</p>
<p>In Germania, a Monaco di Baviera, una città che è più piccola di Milano, ci sono sei linee di metropolitana, più un&#8217;altra decina di ferrovie leggere sopraelevate. Monaco non ha l&#8217;Ecopass.</p>
<p>In Germania&#8230;Potrei continuare&#8230; Niente che non sapessi già, ma è stato piacevole riprendere contatto con questa realtà.</p>
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		<title>ESCLUSIVO. LE CONFESSIONI DI LUCA TELESE (Il Giornale e La7). &#8220;Volevo entrare all&#8217;Unità per lavorare con Travaglio&#8221;; &#8220;Marco pagato per non scrivere a Repubblica&#8221;; &#8220;Gli ho detto che non ricordavo la sua data di nascita e si è divertito molto&#8221;; &#8220;Io e lui insieme costituiamo un chiasmo&#8221;; &#8220;Demenziale l&#8217;articolo di D&#8217;Avanzo contro Trav&#8221;; Sul PD: &#8220;Non ho cambiato idea su Veltroni è lui che è cambiato&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 12:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
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Luca Telese, il giornalista di sinistra in forza al Giornale di Berlusconi, si confessa in esclusiva ai fan di Marco Travaglio&#8230;e non solo.
Cari Travaglisti,
Vi devo dire la verità, a me una delle cose che mi piaceva di più del progetto Unità se ci fossi entrato, era riuscire a stare in un giornale con Marco. E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/telese.jpg" ><img class="alignnone size-medium wp-image-886" title="telese" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/telese-300x128.jpg" alt="" width="300" height="128" /></a></p>
<p><strong>Luca Telese, </strong>il giornalista di sinistra in forza al Giornale di Berlusconi, si confessa in esclusiva ai fan di<strong> Marco Travaglio</strong>&#8230;e non solo.</p>
<p>Cari Travaglisti,<br />
Vi devo dire la verità, a me una delle cose che mi piaceva di più del progetto Unità se ci fossi entrato, era riuscire a stare in un giornale con Marco. E&#8217; qualche anno che mi capita di litigare con i suoi detrattori di destra, e persino di sinistra (purtroppo ci sono, vedi il<strong> demenziale articolo di D&#8217;Avanzo</strong> e il memorabile titolo di Repubblica: &#8220;I fatti non sono la realtà&#8221;&#8230;.). <strong>Io e lui, insieme, costituiamo, tecnicamente, &#8220;un chiasmo&#8221;</strong>. Ovvero: io un giornalista di sinistra che lavora a Il Giornale. Lui, con una provenienza di destra, a L&#8217;Unità. Non è un assurdo. Il problema non siamo noi due, ad essere fuori sesto, ma il modo in cui sono fatti i giornali oggi. In un paese normale, i giornali indipendenti farebbero a botte per assicurarsi un opinionista come lui. Ma in un paese in cui non c&#8217;è mercato, in cui gli editori sono prevalentemente palazzinari, o rappresentanti di partito (più o meno in incognito) viene criticato persino a l&#8217;Unità. Pazzesco. Marco è stato nell&#8217;organico di La Repubblica pagato per non scrivere!</p>
<p>Vedete, la vera differenza tra lui e certi pseudo-girotondini che millantano pose eroiche (uno che mi fa morire è Ricca, quando vedo il suo blog mi metto le mani nei capelli, un altro è FurioColumbus con i suoi allucinati articoli su Barigazzi), è che Marco - vedi Inciucio - nei suoi libri spara a 360 gradi, a destra e a sinistra, senza guardare in faccia a nessuno. Che ha talento da vendere e capacità di documentazione poderosa. Tutte cose che fanno impazzire i suoi critici improvvisati. Ho detto pubblicamente a Radio 24, che solo in Italia poteva essere criticato lui sul caso Schifani, e non Schifani (!).</p>
<p>Ho visto che qui qualcuno mi chiede conto dei miei articoli &#8220;feroci&#8221;, con Veltroni. Sono lì, come potete vedere, in rete. Ma non li considero &#8220;feroci&#8221;, piuttosto giustamente severi, dato quello che sta accadendo. E il ragionamento è questo: Veltroni è una grande delusione per molti progressisti, che si aspettavano da lui - non dico la rivoluzione bolscevica - ma che almeno qualcosa di sinistra potesse dirlo. Si è ammosciato, tutto qui. Ha negato la sconfitta. Ha messo su questa pagliacciata del governo ombra. Si è coltivato questa rovina che è la Binetti&#8230; Ha messo su una squadra di brocchi terrificanti fra cui la Madia sfavilla. Si è un pochettino &#8220;veltrusconato&#8221;, e questo per il nostro paese mi pare un danno devastante. Io ho una identità politica precisa - comunista italiano nel senso di Berlinguer - ma non ho una appartenenza a squadre politiche. Non solo: non credo che un giornalista debba averla. Ho pubblicato un anno fa una biografia di Veltroni (&#8221;Il piccolo principe&#8221;) nella mia collana, che era criticamente simpatizzante, se posso usare questo termine. ne ho scritta io stesso una su Cofferati, quando pensavo che potesse (vedi manifestazione articolo 18 ) rappresentare una alternativa agli inciucisti. Ha deluso (almeno me). Come Veltroni.</p>
<div>Anzi direi che sul Walter, dopo quello che (non) ha fatto il mio giudizio si è direi ribaltato. Sono scetticamente deluso. Tutto qui. Dopodiché, di questi tempi - se uno fa il giornalista - è davvero difficile capire dove si possa trovare un equilibrio per scrivere. Appena si è diffusa la notizia che sarei potuto andare, a l&#8217;Unità qualcuno mi ha definito &#8220;amico dei fascisti&#8221; nella bacheca (!) perché ho scritto un libro sulle vittime di destra degli anni di piombo (800 pagine, tre anni di lavoro, e quelli lo scambiano per un pamphlettino). Non pretendo che abbiano letto Cuori neri. Ma mi spaventa il grado di superficialità per cui aver scritto su quella carneficina significherebbe essere di destra&#8230; Altri hanno minacciato barricate, altri hanno ripescato quei pezzi su Veltroni come se fossero capi di imputazione&#8230; A questo punto, preferisco stare dove sono scrivere quello che mi va di scrivere (per ragioni storiche e professionali al Giornale nessuno me lo impedisce), dire quello che dico, e lasciare agli altri la libertà di pensare quello che vogliono di me. Non sono uno di quelli che vuole piacere a tutti i costi. Anzi. Mi è sempre piaciuta la massima di Pertini: &#8220;Tutti gli uomini di carattere hanno un cattivo carattere. E io modestamente ho carattere&#8221;.</div>
<div>(ho raccontato al Vostro Marco che non mi ricordavo la sua data di nascita, e si è divertito molto), finalmente il pupo si è appisolato, finalmente ho tempo per rispondere. Cominciamo dalle obiezioni smart, e vediamo se riusciamo a fare un po&#8217; di chiarezza.</div>
<div>NEOBERLINGUERISMO. La prima cosa da dire è che Berlinguer è stato tradito e utilizzato da tutti i dirigenti postdiessini. Veltroni e D&#8217;Alema, lo scorso anno, hanno sponsorizzato due libri su Berlinguer, ognuno cercando di trarlo darla loro parte. In estrema sintesi: secondo D&#8217;Alema Berlinguer è un dalemiano mancato, secondo Veltroni un veltorniano mancato. Secondo Fassino (che infatti è cretino), era un cretino. Esagero? Andatevi a rileggere la ridicola biografia di grissino di ferro, in cui dice che Berlinguer è morto perché non aveva una linea politica (volgare e grottesco, prima che cretino). Sto scrivendo un libro sulla Bolognina, chissà quando uscirà, si intitola &#8220;Qualcuno era comunista&#8221; (alla Gaber, perché secondo me la crisi della sinistra inizia quando si uccide il Pci per fare una cosa senza carne nè pesce. Chi andasse a scovare nel mio archivio scoprirebbe un pezzo sul congresso dei Ds di Firenze in cui spiego che cosa penso di loro: sono diventati &#8220;Pop-brezneviani&#8221;. Nel senso che hanno perso tutte le passioni e le idealità del comunismo, ma hanno recuperato forme di stalinismo che il Pci non ha mai conosciuto (non ai loro livelli). Sognano l&#8217;unanimismo, che è il loro vero obiettivo perché hanno paura della democrazia. E&#8217; un&#8217;opinione un po&#8217; spigolata, me ne rendo conto, ma è quello che penso scrivendo della sinistra da 15 anni.</div>
<p>VELTRONI. I leader della sinistra post, dalla Bolognina ad oggi, hanno cambiato tutti idea come banderuole al vento. Tutti. Anche i migliori. Io non ho cambiato idea su Veltroni, è lui che è cambiato. Ma in termini tecnicamente politici. Volete un esempio? Nel 2001, quando l&#8217;Ulivo perde perché candida quel fesso di Rutelli (uno che giustamente Berlusconi voleva al posto di Bondi, a Forza Italia) e perché è stato così fesso da dividersi da Rifondazione, Veltroni vince a Roma - e lo teorizza! - perché dice: la sinistra vince solo se è tutta unita. E&#8217; il Veltroni che parla di laicità, che dice di voler essere &#8220;kennedyano&#8221;, che dice che bisogna riscoprire le idealità. Bene. Dopo aver teorizzato tutto questo, fa esattamente quello che aveva criticato in Rutelli: manda a quel paese Rifondazione, ma anche - inspiegabilmente! - Socialisti e tutti gli altri. Voi direte: perché, ti piacciono i cespugli? Lo so, qui esprimo un&#8217;altra opinione che non va di moda. La sinistra ha vinto perché c&#8217;erano i cespugli. Ha vinto perché c&#8217;erano molte diverse varietà. Se uno segue Berlusconi sul terreno della monocultura finisce desertificato. E&#8217; quello che sta accadendo. Così posso rispondere pure a quello che mi parlava dell&#8217;articolo su Berlusconi. Guardate che il predellino è una cosa alla Sarkozy. E&#8217; un fatto tecnico, mica un complimento. A me Sarkozy non mi pare un genio, e fra l&#8217;altro pure lui porta i tacchi. Diciamo che prediligo Carlà.</p>
<p>E qui ritorno ancora ai miei pezzi sul Pd. Primo dicendo una cosa presuntuosa. Che il Pd partisse male, anzi malissimo, l&#8217;ho capito molto prima. Diciamo che dentro di me (pur avendo una grandissima simpatia umana per Walter, e persino dei legami umani &#8220;indiretti&#8221;) ho capito che Veltroni non avrebbe fatto nulla di quello che ci si aspettava da lui (non la rivoluzione, ripeto, ma qualcosa di &#8220;Veltroniano&#8221;) dopo aver pubblicato nella mia collana la famosa biografia &#8220;criticamente simpatizzante&#8221;. Poi è venuto la squallida assemblea di Assago (leggetevi la cronaca), in cui già annunciava che voleva buttare a mare tutti e correre da solo. Poi è venuta la scelta camomillosa e partitica di Franceschini numero due (già la Bindi sarebbe stata tutta un&#8217;altra cosa), già c&#8217;erano state le primarie taroccate per fare tabula rasa (sempre alla voce unanimismo: persino l&#8217;un per cento di Adinolfi dava fastidio). Poi c&#8217;è stata la scelta fallimentare dell&#8217;orrido Bettini come numero due del Pd. Poi c&#8217;è stata la coglionata di candidare Rutelli a Roma. Poi ci sono state le liste (Madia Calearo, do you remember?). Questo è semplicemente giornalismo. Credevo che fossero delle sciocchezze, ho scritto perché, quello che non solo io avevo profetizzato (non ci voleva nostradamus) si è facilmente realizzato. Se tu candidi quello della confindustria del veneto che nega l&#8217;aumento agli operai e ha la suoneria di Forza Italia sul telefonino (sempre Calearo!) poi ti stupisci che gli operai non ti votino? Io no. Ma le elezioni sono andate molto peggio di quanto lo stesso Walter e i suoi non pensassero. E l&#8217;onorevole sconfitta preventivata (altro errore) è diventata una caporetto. Il veltrusconi (eccome se esiste, vedi idea di sbarramento alle europee) è un&#8217;altra fesseria storica. Che cosa dovrei dire, che sono paraculate? No, e infatti penso e scrivo il contrario. E sono così appassionato (ma potete benissimo leggere incazzato), proprio perché vorrei che la sinistra vincesse prima dei prossimi cento anni (se non altro per il bene di mio figlio Enrico). In tutto questo qualcuno qui mi dice: ma perché scrivi soprattutto di sinistra? Perché tutti i giornalisti politici hanno una specializzazione (io, almeno per ora, non sono un editorialista) e la mia è quella: è come dire a uno che fa il dentista perché non fa anche trapianti. Forse sono persino in grado, ma prima ancora dei problemi di indirizzo, c&#8217;è questa divisione di ruoli che non è decisa da me (altrimenti sarei direttore).<br />
Però voglio rispondere chiaramente a chi mi dice: come, ti dici &#8220;libero&#8221;, e poi sul giornale non scrivi un editoriale contro Berlusconi? Ma guardate che nemmeno Marco, su L&#8217;unità scrive contro Fassino. per aver detto, in una assemblea girotondina, che quelli di D&#8217;Alema erano &#8220;entrati con le pezze al culo a Palazzo Chigi e usciti ricchi&#8221;, il gruppo dei Ds (Cuperlo, Violante, Caldarola e altri) minacciarono di togliere il finanziamento pubblico a l&#8217;Unità!. Non perché lui lo avesse scritto su quel giornale, ma perché lui lo aveva detto da libero cittadino, e però scriveva anche su quel giornale. Tra parentesi: queste cose le ho raccontate, ad esempio con interviste a Marco, su Il Giornale. Questo vuol dire che serve più coraggio? Che bisogna andare a sparare ai censori? No, perché nessun giornalista è in grado di pubblicarsi un pezzo da solo. Però con il proprio lavoro si può crescere, e contrattare condizioni sempre migliori. E poi, siccome la realtà è complessa, ci sono cose (ma immagino che succeda anche per il vostro lavoro) che a volte vorresti scrivere e non puoi, a volte non potresti scrivere e le scrivi lo stesso, che a volte ti fermano e che a volte invece finiscono in pagina non si sa come. Attenzione: non solo al Giornale. In tutti i giornali. Non mi piace appuntarmi medaglie sul petto, non lo faccio, chi vuole legge e giudica. Però vi racconto un solo aneddoto. Ho avuto grande simpatia su Cofferati, e ho avuto da cronista, il giusto necessario a capire che (ben prima del 23 marzo) stava diventando un fenomeno. Era un outsider, nessuno sapeva tutto di lui. Propongo a Belpietro di scrivere una biografia a puntate su Il Giornale (!). Accetta (!!!). Perché? Perché Maurizio è meno prevedibile di quanto non si pensi, perché ogni giornale vuole avere qualcosa di diverso. Dopo le prime quattro puntate (piene di notizie, non di opinioni) i lettori de Il Giornale erano imbufaliti. Telefonavano e dicevano: bastaaaaa! (forse avevano ragione loro). Su Il Barbiere della sera esce un pezzo che raccoglie tutte le incredibili voci che circolavano in proposito. Era estate. Le vendite del giornale erano incredibilmente in aumento, di 5 10 mila copie (non certo per quella biografia, credo), ma Belpietro si è fatto scaramantico: &#8220;E se ci fossero lettori di sinistra incuriositi?&#8221;. Allora mi fa: &#8220;Quante puntate avevi preparato?&#8221;. E io: &#8220;Otto&#8221;. E lui: &#8220;Allora fanne venti&#8221;. Sapete quante ne ho scritte, alla fine? Quasi trenta.</p>
<p>Questo per dire che nulla è scritto, e che malgrado tutto, i lettori hanno una forza incredibile. E poi c&#8217;è il caso. Magari compravano il giornale per il cruciverba. E un cruciverba ha garantito questa operazione &#8220;apologetica&#8221; di Cofferati (!!!!) fatta da Il Giornale. L&#8217;Espresso mi prese pure per culo definendomi: l&#8217;OMBRA CINESE&#8221;. Qualche cirtuello scrisse che Cofferati piaceva a Berlusconi. Tutte puttanate, come si è visto. Questo mestiere funziona così, come la politica secondo Rino Formica: sangue e merda. Ma anche fortuna. Fatemi sapere.</p>
<p>Io ho sempre fatto analisi pessimistiche - anche qui tecnicamente - sul Pd. Ho scritto addirittura che secondo me hanno iniziato a perdere colpi nel 1989. Io dal 1989 ho votato - anche questo è noto - Rifondazione, e poi (Sob!) Sinistra arcobaleno. Ma non è una valutazione influenzata dalle idee politiche quella che il 33 zerovirgola del Pd sia un risultato da suicidio. Anzi: solo dei media addomesticati possono ignorare che - dal punto di vista strettamente algebrico - è il peggior risultato della sinistra dal dopoguerra ad oggi!.</p>
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		<title>A Strasburgo crolla il Parlamento europeo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 09:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Giampaolo Mannu per La Voce
Tragedia sfiorata tra i banchi del Parlamento europeo. Nel tardo pomeriggio dell&#8217;11 agosto, una parte del soffitto dell&#8217;emiciclo è crollato, schiantandosi su alcune file di poltrone.
Il cedimento è avvenuto in 2 fasi, tra le 18 e le 22.30, fortunatamente fuori dall&#8217;abituale orario di visita dei turisti. Ancora ignote le cause: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giampaolo Mannu per La Voce</strong></p>
<p>Tragedia sfiorata tra i banchi del Parlamento europeo. Nel tardo pomeriggio dell&#8217;11 agosto, una parte del soffitto dell&#8217;emiciclo è crollato, schiantandosi su alcune file di poltrone.</p>
<p><strong>Il cedimento è avvenuto in 2 fasi, tra le 18 e le 22.30</strong>, fortunatamente fuori dall&#8217;abituale orario di visita dei turisti. Ancora ignote le cause: secondo una prima ipotesi, potrebbe trattarsi di un <strong>errore in fase di posa dei pannelli</strong> del controsoffitto dell&#8217;aula. Per gli operai, ora, la corsa contro il tempo per riparare il soffitto entro la prossima seduta, fissata l&#8217;1 settembre.</p>
<p><em>Aggiornamento</em></p>
<p>L&#8217;inchiesta ha rivelato che il parziale crollo è stato causato dalla rottura parziale della struttura che collega la volta con la struttura portante dell&#8217;emiciclo. Le inchieste in corso, condotte da diverse compagnie internazionali indipendenti di construzioni e ingegneria su richesta del Parlamento, stabiliranno le cause esatte del crollo. Le inchieste sono state condotte in cooperazione con le autorità locali e con gli esperti di costruzione di alta sicurezza scelti dal governo francese. </p>
<p>Attualmente la volta dell&#8217;emiciclo è stata ricostruita utilizzando nuove tecniche di sospensione, approvate dai costruttori esperti locali e dagli esperti indipendenti. Pur agendo in maniera rapida, l&#8217;intero processo richiede tempo e non permette il controllo delle necessarie verifiche legali sulla sicurezza dell&#8217;edificio per permettere lo svolgimento della sessione di settembre I.  </p>
<p>In seguito ai risultati finali dell&#8217;inchiesta, saranno stabilite le responsabilità fra i differenti costruttori dell&#8217;emiciclo originale.</p>
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		<title>SCANDALOSO! Parla il fratello di Baldoni: &#8220;Dopo 4 anni, il corpo di Enzo è ancora in Iraq, non sappiamo più cosa pensare. Vorremmo che si facesse di tutto, ma lo Stato&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 21:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[EDITORIALI]]></category>

		<category><![CDATA[baldoni]]></category>

		<category><![CDATA[baldoni feretro]]></category>

		<category><![CDATA[baldoni rapito]]></category>

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		<category><![CDATA[enzo baldoni]]></category>

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		<category><![CDATA[giorgio napolitano appello]]></category>

		<category><![CDATA[raffaele baldoni]]></category>

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di Gabriele Mastellarini
A Cupramarittima, piccolo centro dell&#8217;ascolano, è stato proiettato il film in memoria di Enzo Baldoni, dal titolo &#8220;Una vittima dimenticata&#8221;. Era presente anche Raffaele Baldoni, fratello del giornalista free-lance (reporter di &#8220;Diario&#8221;), rapito e ucciso in Iraq il 26 agosto 2004. «La tragedia nella tragedia - ha detto Raffaele Baldoni - è che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/baldoni_video.jpg" ><img class="alignnone size-medium wp-image-888" title="baldoni_video" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/baldoni_video.jpg" alt="" width="236" height="180" /></a></strong></p>
<p><strong>di Gabriele Mastellarini</strong></p>
<p>A Cupramarittima, piccolo centro dell&#8217;ascolano, è stato proiettato il film in memoria di <strong>Enzo Baldoni</strong>, dal titolo &#8220;Una vittima dimenticata&#8221;. Era presente anche <strong>Raffaele Baldoni</strong>, fratello del giornalista free-lance (reporter di &#8220;Diario&#8221;), rapito e ucciso in Iraq il 26 agosto 2004. «<strong>La tragedia nella tragedia - ha detto Raffaele Baldoni - è che non riusciamo ancora ad avere il corpo di Enzo perchè, ci dicono, la zona in cui si trova ora è troppo insidiosa: non sappiamo più cosa pensare. Vorremmo che si facesse di tutto, anche uno sforzo finanziario, per non lasciare il feretro di Enzo in Iraq».</strong></p>
<p>«In quel periodo la stampa non è stata tenera con Enzo - riferisce - addirittura su &#8220;Libero&#8221; venne definito come un ricco annoiato che si affacciò in quella terra per farsi una vacanza. Ancora non sappiamo perchè lo Stato non ha fatto nulla per liberare Enzo, mentre per gli altri rapiti ci si è comportati, in maniera completamente diversa.  Enzo voleva solo capire cos&#8217;è che spinge le persone ad imbracciare il fucile e sparare - ha ribadito il fratello - ma non era uno sprovveduto e quando la sua auto fu colpita da una mina, si trovava nel mezzo di un convoglio della Croce Rossa, quindi viaggiava in modo attento e sicuro».</p>
<p>Neanche il quarto anniversario della scomparsa di Baldoni coinciderà con il suo funerale: mancando i resti, la famiglia non potrà onorare la memoria di Enzo Baldoni. E in molti si chiedono il perché di questo mistero. Lo scorso aprile in una lettera spedita al Festival del Giornalismo di Perugia, il Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong> aveva ribadito &#8220;l&#8217;appello per la restituzione del corpo di Enzo Baldoni&#8221;. Ma alle parole non sono ancora seguiti i fatti.</p>
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		<title>AMARCORD. Doppio Facci al cianuro: &#8220;Travaglio attira i frustrati che lo amano (target Di Pietro). Ambisce alla scorta. E&#8217; un fracco di balle, tutto errori, sciocchezze e omissioni. E&#8217; un mascalzone&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 20:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[AMARCORD]]></category>

		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>

		<category><![CDATA[condanne travaglio]]></category>

		<category><![CDATA[errori travaglio]]></category>

		<category><![CDATA[facci attacca travaglio]]></category>

		<category><![CDATA[facci travaglio]]></category>

		<category><![CDATA[filippo facci e marco travaglio]]></category>

		<category><![CDATA[travaglio mascalzone]]></category>

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		<description><![CDATA[di Filippo Facci
Sul serio: che dobbiamo fare con Marco Travaglio? Perché vedete, quelle di Marco Travaglio non sono «opinioni diverse»: sono piccole e grandi falsità mischiate a omissioni, ciò che nell’insieme forma una cosa che si chiama propaganda.
Che sia per se stesso, o per i suoi amici, è propaganda. E che dovremmo fare? Si sbaglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Filippo Facci</strong></p>
<p>Sul serio: che dobbiamo fare con <strong>Marco Travaglio</strong>? Perché vedete, quelle di Marco Travaglio non sono «opinioni diverse»: sono piccole e grandi falsità mischiate a omissioni, ciò che nell’insieme forma una cosa che si chiama propaganda.</p>
<p>Che sia per se stesso, o per i suoi amici, è propaganda. E che dovremmo fare? Si sbaglia in ogni caso. Se te ne occupi fai il suo gioco vanesio e legittimante, oltretutto perdi un sacco di tempo perché la quantità di cose appunto false e omissive da lui dette è talmente clamorosa da rischiar di consumare, solo per replicargli e smentire, tutto il tuo tempo e tutti i tuoi articoli.</p>
<p>Se invece non te ne occupi, viceversa, c’è il rischio che il silenzio passi per assenso e dunque che lui, per farsi notare e fare sempre più il fenomeno, ogni volta alzi la posta delle cretinate che scrive e che ripete a pappagallo. Che fare, dunque? Va considerato peraltro che l’ego pubblico del ragazzo è talmente devastante da farlo esser fuori casa sette giorni su sette: presentazioni di libri suoi, libri di altri, spettacoli teatrali, girotondi, kermesse satiriche, comizi di Grillo, convegni organizzati da circoli culturali o da banche, soprattutto talk show illiberali sinché non lo invitano, questo secondo uno schema nondimeno brutale: se l’invitano deve poter dire qualsiasi cosa di questo regime, sennò è la prova che il regime c’è; se non l’invitano, be’, vuol dire che il regime c’è definitivamente. </p>
<p>A proposito: Biagi è stato cacciato. Non è vero, è documentalmente provato che è falso, niente di serio prova il contrario: ma a lui e altri lo ripetono sperando che la cosa passi in cavalleria. Propaganda? I signori conduttori, nel dubbio, lo invitano. Travaglio oltretutto alza gli ascolti perché attira sia i descolarizzati &amp; frustrati che lo amano (target Di Pietro) sia quelli che lo detestano e allora lo guardano come si guarda, dicendo «che schifo», un gatto spiaccicato sull’autostrada.</p>
<p>Nel frattempo il terzo gode: si chiami Santoro, Fazio o chi volete. Che ci vuole: è sufficiente dissociarsi con una formuletta. L’ha fatto l’altro giorno <strong>Fabio Fazio</strong>, tutto contento, perché Travaglio è uno che fa comunque rumore e che fa parlare della tua trasmissione. Travaglio ha detto cose orrende del neopresidente del Senato, <strong>Renato Schifani</strong>, estraendo dal cappello alcune remote frequentazioni tra lui e altra gente che è stato indagata per mafia 18 anni dopo.</p>
<p>A Travaglio non par vero di potersi auto-associare a giornalisti come <strong>Lirio Abbate</strong> (persona seria, minacciata dalla mafia, ma essenzialmente cronista come Travaglio non è mai stato) o come <strong>Roberto Saviano</strong>, l’autore di Gomorra che ad Annozero, qualche settimana fa, in confronto, ha fatto sembrare Travaglio come un figurino patetico e impiccato ai suoi verbalini. Minacce mafiose: conoscendolo, è la medaglia cui Travaglio ambirebbe maggiormente. E una bella scorta, magari. Perché lui è libero e il regime vuole ucciderlo, mentre non siamo prigionieri e non ci fila nessuno: lo schema, involuto, è questo. Da capo: che fare, dunque? Non se ne uscirà, di questo passo. La logica degli ascolti e la vanità di questo addetto stampa della magistratura italiana presto ce lo mostrerà anche alla Prova del cuoco ad accusare <strong>Giuliano Ferrara</strong> di essere grasso (la sfottò per difetti fisici è una sua ossessione, da fascistello qual è) o a spiegare che la lobby dei tacchini natalizi era chiaramente citata nel «Piano di Rinascita nazionale» caro a <strong>Licio Gelli</strong>.</p>
<p>Perché un altro punto, e ve lo dice uno che i verbali giudiziari li ha letti e masticati per vent’anni, è che Travaglio non è uno appunto che ha «opinioni diverse», <strong>Travaglio è un cialtrone. </p>
<p>Marco Travaglio è un grandissimo cialtrone inviso a qualsiasi persona intellettualmente onesta e minimamente informata. È la faziosità pura, la riproposizione dei passaggi di alcune sentenze al posto di altri, di certi verbali al posto di altri, di certi avversari al posto di altri</strong>.</p>
<p>È l’enfasi delle sentenze di condanna e in caso di assoluzione è la sottolineatura delle parti che la condanna auspicavano. È l’invenzione di status giuridici inesistenti (prescritto al posto di non colpevole, soprattutto) o è la citazione dell’articolo articolo 530 come «insufficienza di prove» anziché «assoluzione perché il fatto non sussiste». </p>
<p>È dire «in nessun paese del mondo avviene che» anche se non è vero, sapendo che nessuno o quasi andrà a controllare: vedasi il caso delle intercettazioni telefoniche, o del celebre conflitto di interessi, che negli Usa sarebbe tranquillamente tollerato come ha ripetuto Al Gore di recente.</p>
<p>Più in generale, <strong>Marco Travaglio è un fracco di balle di cui nessuno si accorge perché lui è così «documentato» che nessuno si prende la briga di controllare, tantomeno conduttori e direttori e capiredattori.</strong> Per anni Travaglio ha attribuito a Paolo Borsellino la citazione di una telefonata tra Mangano e Dell’Utri dove si parlava di droga: appreso che questa telefonata non è mai esistita, lui ha continuato a citarla.</p>
<p>Travaglio ha scritto balle contro Mediaset e <strong>Fedele Confalonieri</strong>: condannato, ma non lo sa nessuno. Ha scritto balle contro <strong>Cesare Previti</strong>: condannato, ma non lo sa nessuno. E pochi sanno degli errori materiali (chiedete a <strong>Giuseppe Ayala</strong>) e pochi sanno dei casi di omonimia di cui ha dovuto scusarsi (chiedete a <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>, <strong>Giuseppe Fallica</strong> e <strong>Antonio Socci</strong>) e pochi sanno soprattutto delle tantissime sciocchezze e omissioni che nessuno sta neppure a smentire.</p>
<p>All’ultimo Annozero Travaglio ha detto che Grillo non può essersi arricchito con l’antipolitica perché i quattro milioni di euro da lui dichiarati, in realtà, sono del 2005, e cioè di quando i vaffanculo day neppure li faceva. Non è vero, sono i redditi dell’anno scorso: ma a lui basta dirlo. Al V-day di qualche settimana fa Travaglio ha tuonato contro i finanziamenti pubblici all’editoria e ha detto che anche L’Unità percepisce contributi «come tutti i giornali italiani»: e non è vero, perché la sua Unità percepisce più contributi di tutti, in quanto stampa politica come tantissimi altri giornali non sono. Se vai suo internet e cerchi l’ultimo articolo di Travaglio contro Gianni Alemanno, nei sindaco di Roma, trovi le accuse più incredibili contro di lui ma neppure la citazione del dettaglio che è stato assolto. Sempre assolto. Il nostro precisino sa essere tremendamente impreciso: ogni volta alza la posta dell’invettiva, abbassa l’asticella del target e tutto il resto è regime: magari citando e ricitando Montanelli. Quando un Montanelli redivivo, oggi, a uno come Travaglio, gli rilascerebbe sul sedere un bel verbale a forma di tacco. <em>(Il Giornale, 12 maggio 2008)</em></p>
<p><strong>di F. F. </strong>C’è che la democrazia è in pericolo, torna il fascismo, in Rai sono pronte le liste di epurazione: il copione è così sfibrato che il titolo del prossimo libro di Travaglio potremmo scriverlo noi.</p>
<p>Lui, invece, ha tratteggiato il fosco destino che potrebbe attendere la sua modesta persona e di conseguenza il Paese: «L’Authority sanzionerà Che tempo che fa con un provvedimento diretto alla Rai, che mi ha consentito di dire cose vere. Poi la Rai mi denuncerà e così io non potrò più partecipare a Annozero». Non è ancora noto se il prossimo libro verrà scritto a Caprera o nella solita copisteria del tribunale, sta di fatto che il leit-motiv già risuona e Travaglio infatti vi ha rifatto cenno: «Però le cose che Travaglio ha detto su Schifani sono vere», dice. </p>
<p>E ora noi dovremmo spiegare che invece sono cose irrilevanti, sono pretestuose e nondimeno, per come presentate, false. Dovremmo circostanziare che sono irrilevanti perché stiamo parlando di persone che Renato Schifani ha frequentato 30 anni fa (nel 1979) e che solo 18 anni dopo sono state riconosciute come mafiose: non è un caso che gli stessi dioscuri di Travaglio, i magistrati, non abbiano mai interrogato né accusato Schifani per questa faccenda. Il libro ormai datato da cui Travaglio ha copiato le sue accuse, inoltre, diversamente da come ha fatto in trasmissione da Fabio Fazio, riporta la questione in maniera corretta: tanto che Schifani il libro non l’ha mai querelato.</p>
<p>Ecco perché è particolarmente odioso che Travaglio abbia cercato e cerchi di ripararsi dietro Lirio Abbate, autore del libro e ottimo cronista già minacciato dalla mafia: «Devono avere il coraggio di dire che Abbate è un mascalzone» ha infatti detto Travaglio da Fazio. Ma Abbate non è un mascalzone, <strong>e Travaglio invece sì, perché mente.</strong> Travaglio, in trasmissione, ha dolosamente e genericamente citato delle amicizie di Schifani come se corrispondessero a una notizia, a una rivelazione che tutti nascondono tranne lui: «I giornalisti non scrivono che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra, ma io faccio il giornalista, devo raccontarlo» ha detto testualmente il nostro eroe.</p>
<p>I giornalisti normali, in effetti, non hanno tirato fuori una vicenda notoriamente vecchia, penalmente irrilevante e già pubblicata più volte: vicenda che ora Travaglio si è reinventata da capo per trasformarla in una primizia molto vaga e peraltro spolverata con lombrichi e muffe: e questo solo perché Schifani intanto è diventato presidente del Senato. E c’è ancora, in questo quadro, chi fa spallucce se si reclama un contraddittorio: inteso come possibilità di spiegare al pubblico le malizie di un fazioso professionale. C’è ancora, come fanno lo stesso Travaglio e un imbarazzatissimo Antonio Padellaro, direttore dell’Unità, chi sostiene che dovrebbe essere Schifani a fornire spiegazioni. È la follia.</p>
<p>Rendetevi conto: Travaglio deve ancora fornire spiegazioni, detto tra parentesi, circa l’episodio che lo rese noto: la volta ossia che andò da Luttazzi a sostenere riga per riga tutte le accuse che dipingevano Berlusconi come un mafioso. Quelle accuse sono cadute tutte, ma lui non si è mai scusato. L’allora presidente dell’Ordine <strong>Mario Petrina</strong>, che già allora aveva rimarcato una perfetta assenza di contraddittorio nella trasmissione di Luttazzi, fu invitato a dimettersi direttamente da Repubblica. <strong>Due giorni dopo Indro Montanelli (proprio lui) disse pubblicamente che Petrina aveva ragione: era il 17 marzo 2001. Il pubblicista Giancarlo Caselli giunse a scrivere una lettera privata a Petrina affinché perdonasse Travaglio</strong>. Ma cercate queste cose nei libri di Travaglio, se vi riuscite. Aspettate di ascoltarle ad Annozero. Macché: Travaglio ha continuato a riportare ogni singola accusa mafiosa contro Berlusconi in tutti i suoi libri. Tutte: precisando di sfuggita che le indagini sono magari state archiviate, sì, «ma con motivazioni durissime».</p>
<p>In natura esiste qualcosa del genere: si chiama scarabeo stercorario. Nel giornalismo italiano si chiama Marco Travaglio. E il suo prossimo libro presumibilmente sarà questo: «RESTAURAZIONE. Come il Regime si è ripreso il Paese. Biagi, Santoro, Luttazzi, Travaglio, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Ciccio Graziani: storie di censure e di bugie nell’Italia di Berlusconi. Prefazione di Beppe Grillo. Postfazione di Enrico Beruschi». <em>(Il Giornale, 13 maggio 2008)</em></p>
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		<title>NONSOLOSOLDI. Bazoli e i banchieri pensino agli interessi dei clienti, please</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 20:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Mastellarini</dc:creator>
		
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di Gianluigi De Marchi
Chi era abituato ad estati tranquille, senza dibattiti su temi importanti che potrebbero turbare la pace di chi si sta godendo il solleone ha dovuto ricredersi. Giovanni Bazoli (nella foto), numero uno di Intesa San Paolo, ha scelto proprio il periodo più caldo dell’anno per sviluppare alcune importanti riflessioni sul ruolo delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/giovanni-bazoli.jpg" ><img class="alignnone size-medium wp-image-883" title="giovanni-bazoli" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/giovanni-bazoli-195x300.jpg" alt="" width="130" height="170" /></a></strong></p>
<p><strong>di Gianluigi De Marchi</strong></p>
<p>Chi era abituato ad estati tranquille, senza dibattiti su temi importanti che potrebbero turbare la pace di chi si sta godendo il solleone ha dovuto ricredersi. <strong>Giovanni Bazoli <em>(nella foto)</em></strong><em>,</em> numero uno di Intesa San Paolo, ha scelto proprio il periodo più caldo dell’anno per sviluppare alcune importanti riflessioni sul ruolo delle banche.</p>
<p>In estrema sintesi ha sostenuto il concetto base che le imprese bancarie che non possono essere assimilate a tutte le altre, perché il loro operato non può essere guidato solo dal profitto ma deve tener presenti anche altri valori.</p>
<p>Il modello attuale (definito da Bazoli “americano”) punta tutto sulla crescita dimensionale e sul conseguimento di profitti a breve termine, mentre il modello di banca da lui auspicato dovrebbe essere “consapevole della responsabilità sociale che grava sull’impresa bancaria”.</p>
<p>In sostanza, tener presenti valori come gli interessi generali, l’utilità sociale dell’attività creditizia, il sostegno delle attività locali, anche a discapito (parziale, per carità, la banca non può essere un istituto di beneficenza…) della redditività .</p>
<p>Ha risposto <strong>Marco Onado </strong>(uno dei più autorevoli docenti nel settore bancario) ricordando che “in nome degli interessi collettivi sono stati costruiti ovunque autentici disastri finanziari”. A parte fenomeni di corruzione e sottogoverno verificatisi in banche meridionali italiane, alcune grandi banche (Northern Rock, Fannie Mae e Freddie Mac) si sono dissolte perseguendo nobili obiettivi a favore della comunità nazionale.</p>
<p>Ha sicuramente ragione Bazoli nel predicare maggior attenzione al “sociale”; ma ha anche ragione Onado nel sostenere che il “sociale” può essere fonte di disastri finanziari.</p>
<p>E allora?</p>
<p>Allora probabilmente la strada da seguire è una terza via intermedia che, fermo restando il riconoscimento dell’attività creditizia come appartenente alla sfera dell’impresa privata, privilegi nei fatti (e non solo a parole, nei meeting, nei dépliants pubblicitari, nelle circolari degli uffici marketing) gli interessi dei clienti.</p>
<p>I manager bancari hanno costruito il successo (della banca e loro personale) avendo come unico parametro il profitto; inizialmente annuale, da qualche anno trimestrale (cui fra l’altro sono legati i faraonici bonus che percepiscono). Un’ottica di brevissimo periodo che può stimolare il “mordi e fuggi” nella certezza di poter raccogliere premi senza pagare pegno per i successivi disastri.</p>
<p>Privilegiare gli interessi dei clienti significa, per fare solo pochi esempi di facile comprensione, evitare di collocare obbligazioni di Cirio e Parmalat per trasferire al pubblico il rischio di crediti concessi con troppa disinvoltura; significa evitare di spingere piccole aziende a sottoscrivere incomprensibili contratti IRS che si risolvono in trasferimento agli affidati del rischio di cambio o del rischio d’interessi; significa evitare di collocare a raffica polizze vita, index linked, obbligazioni subordinate in nome della “fidelizzazione” della clientela.</p>
<p>Negli Stati Uniti (patria indiscussa della libera iniziativa e del privato, ma anche della vigilanza e della punizione dei comportamenti scorretti) molte grandi banche hanno dovuto riacquistare decine di miliardi di dollari delle famigerate “auction rates securities” (titoli ad elevatissimo rischio, abilmente camuffato) vendute ad investitori privati ignari dell’effettiva rischiosità dell’operazione.</p>
<p>Signore banche, fate un bell’esame di coscienza, convocate i clienti cui avete piazzato titoli o contratti derivati ad elevatissimo rischio, ridate loro i soldi, chiedete scusa e giurate di non farlo mai più: questa sì che è “fidelizzazione”!</p>
<p>Sia Bazoli che Onado concorderanno che si tratterebbe di una vera svolta epocale, da cui ripartire per svolgere, su nuove basi, l’attività creditizia.</p>
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		<title>Da Colombo alla Gruber. Furio ci riprova con lo scoop, Lilli lo gela: &#8220;Tutto falso&#8221;, ma nel &#8216;95 la rossa lo voleva nel cda Rai</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 20:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Fornasini</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[berlusconi gruber]]></category>

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di Sergio Fornasini
Furio Colombo (foto a sinistra) infilza un’altra gaffe a breve distanza dal “caso” Barigazzi, pubblicando un altro articolo su &#8220;L&#8217;Unità&#8221; dove scrive di Lilli Gruber (foto a destra), deputata europea di primo piano del Pd nonché importante giornalista italiana. &#8220;Sarà Berlusconi a scrivere la prefazione del suo nuovo libro sulle donne dell&#8217;Islam&#8221;, annuncia sprezzante Colombo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/furioso1.jpg" ><img class="alignnone size-full wp-image-881" title="furioso1" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/furioso1.jpg" alt="" width="190" height="130" /></a><a href="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/lilli_gruber.jpg" ><img class="alignnone size-medium wp-image-884" title="lilli_gruber" src="http://www.gabrielemastellarini.com/wp-content/uploads/2008/08/lilli_gruber-215x300.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a></p>
<p><strong>di Sergio Fornasini</strong></p>
<p><strong>Furio Colombo</strong> <em>(foto a sinistra) </em>infilza un’altra gaffe a breve distanza dal <a href="http://www.gabrielemastellarini.com/articoli/colombo-barigazzi-polisblog-corriere" target="_blank" >“caso” Barigazzi</a>, pubblicando un altro articolo su &#8220;L&#8217;Unità&#8221; dove scrive<strong> </strong>di <strong>Lilli Gruber </strong><em>(foto a destra)</em>, deputata europea di primo piano del Pd nonché importante giornalista italiana. &#8220;Sarà <strong>Berlusconi</strong> a scrivere la prefazione del suo nuovo libro sulle donne dell&#8217;Islam&#8221;, annuncia sprezzante Colombo. &#8220;Chi altro? - continua -  Con l&#8217;aria che tira è già una conquista democratica che quella prefazione non sia stata commissionata a <strong>Borghezio</strong>”. Neanche il tempo di leggere la performance che sul <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/25/Gruber_contro_Colombo_Stupita_detto_co_9_080825030.shtml" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/archiviostorico.corriere.it');">Corriere</a> arriva, puntuale, la <strong>smentita</strong> della Gruber: <strong>&#8220;</strong>E&#8217; falso! Il mio nuovo libro <strong>non</strong> sarà sulle donne dell&#8217;Islam, perché è già uscito, ma sulle donne italiane. E <strong>non</strong> c&#8217; è prefazione, tanto meno del presidente del Consiglio. Ho solo chiesto a Berlusconi di rispondere ad alcune domande e lui ha avuto la cortesia di accettare&#8221;. Ma come dimenticare cosa disse Lilli la rossa (leggi <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1995/febbraio/17/Gruber_Spero_che_arrivino_competenti_co_0_9502175831.shtml" target="_blank" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/archiviostorico.corriere.it');">qui</a>)  nel ’95, auspicando la nomina di Colombo nel cda della Rai: <strong>&#8220;Spero che arrivino i competenti. Come Furio Colombo&#8221;.</strong></p>
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